Arrivederci! Continua la fuga di cervelli all’estero.

L’Economist ha pubblicato il 6 gennaio un interessante articolo intitolato “No italian jobs. Why italian graduates cannot wait to emigrate.” L’analisi è impietosa, e mette in evidenza come in Italia ci sia un deficit negativo tra i cervelli che fuggono dal paese (la maggioranza) e i cervelli che entrano nel paese (la minoranza), a differenza di altri paesi come Francia e Germania che hanno un “deficit positivo” (entrano più cervelli di quelli che ne escono).

I motivi? Li conosciamo bene: parentopoli, raccomandazioni, clientelismo, ma anche consapevolezza diffusa (e questo è gravissimo) tra i laureati di vivere in un paese profondamente alla deriva, in cui R&D sembra più una marca di moda piuttosto che Ricerca e Sviluppo.

La cosa che però mi ha maggiormente colpito è un commento di uno scienzato che ha lasciato L’Italia per lavorare e vivere in Giappone circa 17 anni fa. Dice testualmente: “Non torneremo mai in Italia se non per passare le vacanze. E inoltre: preferisco essere povero all’estero che ricco in Italia.”

Anche il Sole 24 Ore ha ripreso l’articolo dell’Economist: eccolo qui.

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