L’opinione pubblica conta?

Questa domanda, fatta da una persona che come me si occupa di comunicazione istituzionale e d’impresa, può sembrare ridicola. Insieme ai clienti o durante le ore di formazione in aula spendiamo molto tempo nell’identificare i pubblici di riferimento (personalmente detesto usare la parola target). Questo perché le strategie di comunicazione, oltre che gli strumenti, cambiano se rivolte ad un particolare pubblico piuttosto che ad un altro. E poi si discute molto sugli strumenti da utilizzare per capire come cambia e si modifica l’opinione pubblica.

Eppure… eppure la risposta affermativa a questa domanda, che sembra scontata, potrebbe non esserlo. Impostando strategie di comunicazione di lungo periodo, è possibile che le imprese o le istituzioni non debbano curarsi delle reazioni dell’opinione pubblica sul breve periodo. E’ quello che auspico anche per la politica (e per i politici), anche se temo sia utopistico. Mi riferisco al fatto che la politica (e i politici) abbia il compito e il dovere di immaginare il futuro a lungo termine del paese. Oggi invece l’opinione pubblica schiaccia l’attenzione dei politici solo sul breve e brevissimo periodo (che inevitabilmente coincide son una delle tante scadenze elettorali italiche).

Mi viene in mente al riguardo una favola di Esopo (presa da qui) che riflette proprio sul ruolo della pubblica opinione:
Un vecchio faceva il cammino con il figlio giovinetto. Il padre e il figlio avevano un unico piccolo asinello: a turno venivano portati dall’asino ed alleviavano la fatica del percorso. Mentre il padre veniva portato e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti li schernivano: “Ecco,” dicevano “un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto”. Il vecchio saltò giù e fece salire al suo posto il figlio suo malgrado. La folla dei viandanti borbottò: “Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito”. Egli, vinto dalla vergogna, costringe il padre a salire sull’asino. Così sono portati entrambi dall’unico quadrupede: il borbottìo dei passanti e l’indignazione si accresce, perché un unico piccolo animale era montato da due persone. Allora parimenti padre e figlio scendono e procedono a piedi  con l’asinello libero. Allora sì che si sente lo scherno e il riso di tutti: “Due asini, mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi”. Allora il padre disse: “Vedi figlio: nulla è approvato da tutti; ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci”.

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