Sora Maria, vorrei una grattachecca, posso iscrivermi alla Sapienza?

L’incredibile esiste. Nei recenti test di ammissione al corso di laurea in professioni sanitarie della Sapienza di Roma, compariva questa domanda:

Nei pressi del noto Liceo Tacito di Roma si trova la “grattachecca di Sora Maria”, molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare quali sono i gusti tipici serviti? Menta, limone, amarena, cioccolato…»

Non sto scherzando, leggete la notizia su La Stampa o il Corriere della Sera oppure su TG Com. Ancora più incredibile la dichiarazione del rettore dell’Università, Frati, che afferma che è una domanda che “serve a far ragionare. E’ un quesito deduttivo tipico della logica di un medico e di un infermiere, anche se non è correlato all’argomento di medicina”. Non scherzo nemmeno stavolta, ascoltate l’intervista rilasciata da Frati a Repubblica Radio TV (dove tra l’altro Frati si lascia scappare che “anche un coglione” sa cosa è la granita, sfoderando un lessico degno dell’Università di cui è rettore).

Seguendo la logica di Frati, suggerisco dunque all’Università di Verona di inserire nei test di ammissione ad esempio una domanda sulla pearà. Eccola qui pronta:

A Verona e provincia è molto diffusa, sopratutto per condire la carne lessata, la celebre salsa pearà, che la leggenda narra essere stata inventata dal cuoco del re Alboino per ridare forza a Rosamunda. Mi sapreste dire gli ingredienti?

E se non vi basta, aggiungete pure al danno la beffa. La figlia della Sora Maria, Gabriella, intervistata sulla faccenda dice che: “La vera ricetta di mia mamma è amarena, tamarindo, arancio, con pezzetti di cocco e limone”. Nessuno tra i gusti che comparivano nella risposta multipla!

Come chiosa Pierluigi Battista sul Corriere “Il paradosso della grattachecca rivela la disperante disattenzione riservata agli studi universitari. Denuncia una nozione bizzarra e vagamente folle della «cultura generale» su cui dovrebbero cimentarsi gli studenti impegnati nei quiz. […] È il disastro in cui siamo precipitati, abbacinati dal glamour dei test e respinti dalla cultura che fa faticare per essere appresa. La grattachecca fa ridere. Ma quanto fa piangere.”

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