Domandare è lecito, rispondere è cortesia, in Italia un po’ meno.

Oggi mi sono preso un po’ di tempo per riordinare il mio Outlook, integrare la rubrica, dare un’occhiata alla posta inviata eccetera.

Mi sono accorto della enorme mole di corrispondenza che ho accumulato in questi anni. Viaggiando all’estero e inviando numerose email a persone sparse per il globo, mi sono accorto (per meglio dire, la mia impressione è stata confermata) che c’è un paese in cui le persone spesso non rispondono alle email (di lavoro, non spam): l’Italia, guarda caso.

Perché? Perché un americano o un asiatico o un austrialiano o un anglosassone rispondono per tempo (tenendo conto del fuso orario), mentre un italiano troppo spesso non risponde affatto?

Mettiamo a confronto statunitensi e italiani:

  • se ad un italiano il contenuto della email non interessa, spesso non risponde. Se ad un americano la proposta non interessa, ti risponde che non gli interessa.
  • se un italiano non ti risponde e lo chiami per chiedergli perché, ti dice che non ha ricevuto la email o che forse gli è finita nello spam e conclude dicendo che è meglio che gli reinoltri tutto. Uno statunitense generalmente si scusa e ti dice che, pur avendo letto la email, non ha avuto tempo di risponderti e che lo farà entro un tempo stabilito.
  • se invii ad un italiano la richiesta di conferma di lettura, perché ritieni che la email sia molto importante, e gli chiedi la cortesia di confermare di avere letto, a volte non lo farà. Poi lo richiami e gli chiedi se ha letto la email: certo, ti risponde, ma non ti ho dato la conferma di lettura perché non pensavo fosse importante. Se la invii ad uno statunitense, ti confermerà di avere letto e in alcuni casi, ti manderà una breve email di risposta per farti sentire tranquillo.

Se infine chiedi ad un italiano di darti la sua posta elettronica certificata, le risposte possono essere:

  1. Cos’è?
  2. No, preferisco una raccomandata (costo 5 euro…)
  3. Non mi fido di queste nuove tecnologie
  4. Ci voleva pure questa per aumentare la burocrazia
  5. Infine, per fortuna questa risposta sta scalando la classifica, “ok, nessun problema” 🙂
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2 Replies to “Domandare è lecito, rispondere è cortesia, in Italia un po’ meno.”

  1. Francamente non mi stupisce. Io mi sono sempre sentito un po’ frustrato in Italia, un po’ per gli episodi che descrivi tu, un po’ per il pressapochismo dilagante e la poca attenzione al cliente.
    Da questo punto di vista, emigrare negli US e’ stata una manna. Dall’altro lato, tuttavia, a livello sociale qui sono piuttosto inetti (e sono generoso).

    P.S.: La posta elettronica certificata e’ stata implementata dopo che mi sono trasferito. So di cosa si tratta, ma non so bene come funzioni il processo di certificazione. Pero’ la trovo un ossimoro: il bello dell’email e’ la velocita’ e l’immediatezza. Creare un processo per certificarla per dare ad essa valore, mi sembra un po’ contorto.
    Vedo che qui universita’ e aziende la usano intensivamente (talvolta ne abusano, quando una telefonata sarebbe assai preferibile – ma ricollego la cosa all’inettitudine sociale) senza, che ci sia bisogno di alcuna certificazione, sia per la corrispondenza interna e informale, ia per quella istituzionale.

    1. Cosa intendi per “qui a livello sociale sono piuttosto inetti?” Mi incuriosisce…
      Per quanto riguarda la posta elettronica certificata, vai su https://www.postacertificata.gov.it per conoscere nel dettaglio a cosa serve ed il processo di certificazione. Si tratta di uno strumento molto utile per comunicare con la pubblica amministrazione e sostituisce del tutto la vecchia raccomandata con ricevuta di ritorno. Per te che vivi negli USA credo sia utilissima se devio avere a che fare con la burocrazia italiana.

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